Via libera alla direttiva Ue sulle case green. La plenaria del Parlamento europeo ha approvato in via definitiva, a Strasburgo, con 370 voti contro 199 e 46 astenuti, l’accordo raggiunto in “trilogo” con il Consiglio Ue sulla cosiddetta direttiva sulle “case green”, che stabilisce nuove regole per le prestazioni energetiche nell’edilizia, allo scopo di ridurre progressivamente le emissioni di gas serra e i consumi energetici nel settore entro il 2030 e di pervenire alla neutralità climatica entro il 2050. Per la sua adozione definitiva, la direttiva dovrà ora essere approvata formalmente anche dal Consiglio Ue.

Case green, cosa prevede la direttiva europea

Innanzitutto, la direttiva prevede che tutti gli edifici privati di nuova costruzione siano a emissioni zero a partire dal 2030, mentre i nuovi edifici occupati dalle autorità pubbliche o di loro proprietà dovranno raggiungere quest’obiettivo due anni prima, a partire dal 2028.

Per gli edifici residenziali non di nuova costruzione, i Paesi membri dovranno adottare misure per garantire una riduzione dell’energia primaria media utilizzata (rispetto al 2020) di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035. Gli Stati membri dovranno inoltre ristrutturare il 16% degli edifici non residenziali che hanno le peggiori prestazioni entro il 2030 e il 26% entro il 2033, introducendo requisiti minimi nazionali di prestazione energetica da rispettare per tutto il settore dell’edilizia.

In più, i Paesi membri dovranno garantire, se tecnicamente ed economicamente fattibile, l’installazione progressiva di impianti solari negli edifici pubblici e non residenziali, in funzione delle loro dimensioni, e in tutti i nuovi edifici residenziali entro il 2030.

Gli Stati membri dovranno spiegare come intendono predisporre misure vincolanti per decarbonizzare i sistemi di riscaldamento e raffreddamento, eliminando gradualmente entro il 2040 i combustibili fossili usati in questi sistemi. A partire dal 2025, sarà vietata la concessione di sovvenzioni alle caldaie autonome a combustibili fossili. Saranno ancora possibili, invece, gli incentivi finanziari per i sistemi di riscaldamento che usano una quantità significativa di energia rinnovabile, come quelli che combinano una caldaia con un impianto solare termico o una pompa di calore.

La nuova normativa non si applicherà agli edifici agricoli e agli edifici storici. Gli Stati membri, inoltre, potranno decidere di escludere anche altri edifici protetti per il loro particolare valore architettonico o storico, gli edifici temporanei, le chiese e i luoghi di culto.

Come si è arrivati all’approvazione della direttiva sulle case green

Gli edifici sono responsabili del 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra nell’Ue, secondo una valutazione della Commissione europea. Il 15 dicembre 2021 la Commissione aveva presentato la sua proposta di revisione della direttiva sulle prestazioni energetiche nell’edilizia, come parte del pacchetto “Pronti per il 55%”, dove la percentuale indicata riguarda l’obiettivo vincolante di riduzione dei gas a effetto serra entro il 2030, come tappa intermedia verso la “neutralità climatica” del 2050.

La direttiva è stata modificata durante le trattative con il Consiglio Ue, con un maggiore accento sul carattere adattato a livello nazionale, invece che armonizzato a livello Ue, di una parte degli indicatori per la sua attuazione. Ma resta un elemento fondamentale della strategia di riduzione delle emissioni e di efficientamento energetico del Green Deal.

Rimane un testo dagli obiettivi finali ben difficilmente realizzabili (emissioni zero nel 2050), che la nuova legislatura europea farebbe bene a ripensare.

Dopodiché, un ruolo fondamentale lo avranno i Governi, chiamati a legiferare nei vari Paesi. Quello italiano deve fare i conti con una realtà ben diversa da quella del resto della Ue. Le specificità del nostro patrimonio immobiliare sono note, così come quelle di chi lo detiene (piccoli proprietari, spesso in condominio). Occorre pensare a una distribuzione equilibrata nel tempo degli interventi e ad adeguate misure economiche e fiscali di sostegno. Il tutto, senza dimenticare che il nostro territorio ha una priorità che a Bruxelles non scalda i cuori quanto il green: quella del miglioramento sismico degli edifici”.

Finalmente si intravede la luce in fondo al tunnel

Dopo un lungo periodo di ininterrotti aumenti dei tassi di interesse, gli ultimi aggiornamenti segnano una battuta di arresto nell’aumento del costo dei mutui casa. E l’annuncio da parte di Christine Lagarde di un taglio dei tassi Bce a partire dall’estate lascia ben sperare che presto si troverà un nuovo equilibrio su livelli più sostenibili, anche e soprattutto per chi ha in essere mutui e prestiti. 

Come sarà il 2024 per il mercato italiano dei mutui?

Il rally dei tassi iniziato poco più di un anno fa ha prodotto un effetto valanga sui mutui, con conseguenze non proprio positive, sia in termini di costo dei mutui per i consumatori, sia in termini di contrazione dei volumi per l’intero mercato del credito. Fortunatamente questa dinamica si è attenuata nelle ultime settimane infatti stiamo assistendo a una significativa diminuzione dei tassi dovuta a una curva ribassista degli indici IRS di medio/lungo periodo.

Ovviamente questo scenario ci fa ben sperare per una “tenuta” del mercato per il 2024. Anzi, in effetti l’anno è iniziato con una forte ripresa delle domande di mutuo dopo la contrazione del 2023. Anche il mercato sta dando segnali confortanti, in quanto i future sui tassi vedono proiezioni al ribasso già a partire dalla prossima primavera.

A proposito di tassi, il fisso ad oggi si colloca tra il 3 e il 4%, un valore che – per come ci eravamo abituati negli ultimi mesi – potremmo anche definire buono. Il tasso del variabile supera oggi abbondantemente il 4%, visto che l’Euribor permane ancora su livelli alti. Pertanto oggi, il gap tra le due tipologie di tasso è ancora marcatamente alto, motivo per cui il mercato – così come l’offerta bancaria – è decisamente sbilanciata su mutui a tasso fisso e abbiamo motivo di pensare che questa disparità proseguirà almeno per tutto il 2024. In questo contesto continueremo altresì ad assistere a richieste di surroga per migrare da mutui a tasso variabile verso finanziamenti a tasso fisso. E’ importante ricordare che la concorrenza tra le banche gioca a favore dei consumatori, se sappiamo come approfittarne.

Sulla scorta dei dati consuntivati riguardanti l’anno 2023, l’81,3% delle richieste degli utenti ha riguardato l’acquisto della prima casa, valore leggermente in diminuzione rispetto al 2022. Analizzando le richieste per area geografica, scopriamo che quasi una su quattro arriva dalla Lombardia (23,4%), seguita dal Veneto (10,5%) e, al terzo posto, dal Lazio (10,3%). A livello di province, testa a testa tra Milano (8,5%) e Roma (8,4%) che distaccano di parecchio la terza città per numero di richieste che è Torino (2,9%). Inoltre, non tutti sanno che…l’Italia rimane ancora un paese fortemente attrattivo per gli investitori stranieri, dato che ben il 5% delle richieste riferisce a clienti non residenti italiani, alla ricerca di una casa vacanze o di un nuovo Paese in cui trasferirsi per vivere.

Bene le compravendite immobiliari nel primo trimestre del 2022. A dirlo le statistiche dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate sui mercati residenziale, non residenziale e dei terreni del primo trimestre 2022.

I dati del report statistico dell’Agenzia delle Entrate sulle compravendite immobiliari 2022 evidenziano un mercato delle abitazioni ancora su, con un +12%, ma anche un balzo in avanti anche per i settori terziario-commerciale e produttivo.

Nel primo trimestre 2022 segno positivo per le compravendite del settore residenziale e non residenziale.

Superano quota 181.000 le abitazioni acquistate nei primi tre mesi dell’anno, in rialzo del 12% rispetto allo stesso periodo del 2021. In crescita anche gli scambi del comparto terziario-commerciale (+14,5%) e soprattutto del settore produttivo (+23,6%). 

Secondo quanto emerso, nel primo trimestre del 2022 resta positivo il tasso di crescita delle compravendite del settore residenziale (+12%), con quasi 20.000 transazioni in più rispetto allo stesso periodo del 2021, per un totale di oltre 181.000 scambi

L’analisi dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate mostra alcune differenze tra i capoluoghi (+11,1% con 5.800 abitazioni compravendute in più) e i comuni minori, non capoluogo (+12,5% con 13.600 operazioni in più). L’incremento supera il 13%, rispetto al primo trimestre 2021, in tutte le aree geografiche del Paese, ad eccezione del Nord Est in cui la crescita si attesta al 6,5%, con dei picchi intorno al 16% in corrispondenza dei comuni minori del Centro e delle Isole.

Per quanto riguarda le dimensioni delle unità immobiliari, la crescita più ampia interessa gli acquisti di abitazioni con superficie compresa tra 50 e 85 m2 (+14,5%).

Ma qual è la situazione del mercato delle grandi città? Nel periodo da gennaio a marzo 2022 il mercato delle abitazioni nelle principali città italiane evidenzia, con quasi 4.000 acquisti in più rispetto allo stesso trimestre del 2021, una variazione positiva nel suo complesso (+14,1%). Milano è la città con il tasso di crescita più marcato (+36% di operazioni rispetto al primo trimestre del 2021); seguono, a distanza, Palermo (+15,5%), Bologna (+11,1%) e Firenze (+10,2%). Roma è la città con il maggior volume di compravendite con oltre 9.000 transazioni (+6,4%) ed infine Torino la città più accattivante per gli investitori fuori porta.

Segno più anche per gli scambi dei depositi pertinenziali (cantine e soffitte), che con oltre 35.000 transazioni fanno registrare una crescita di oltre il 23%, e di box e posti auto (+8,9% con quasi 104mila unità scambiate).

Il mercato immobiliare non residenziale

Il settore non residenziale – terziario-commerciale – ha visto nel primo trimestre 2022 un’espansione del +14,5%. In particolare, uffici e studi privati crescono del 12,2%, con tassi sopra la media al Sud (+28,4%) e al Centro (+24,2%), mentre i negozi e laboratori del 15,2% (con oltre 9.000 transazioni), con una distribuzione territoriale abbastanza omogenea. Su anche le compravendite di depositi commerciali e autorimesse (+13,7%), capannoni e industrie (+23,6%) che oscillano dal +43,4% delle Isole al +4,2% del Sud. Bene anche il settore produttivo agricolo (+28,4%).

Il 2022 si è aperto con un aumento abnorme dei prezzi praticati alle imprese del terziario da parte dei propri fornitori. Prospetticamente l’indicatore scenderà al livello più basso mai registrato prima dall’Osservatorio mentre l’indicatore relativo ai tempi di pagamento da parte dei clienti si presenta stabile rispetto al trimestre precedente. La previsione per i prossimi mesi evidenzia un lieve peggioramento ma la situazione della liquidità delle imprese del terziario di Torino a marzo 2022 è migliore rispetto a quella di marzo 2021. L’indicatore è in crescita a livello prospettico.

Focus grandi eventi: Il 77,6% delle imprese, ad esclusione di quelle dei servizi, dichiara che gli eventi che si terranno a maggio nella città di Torino comporteranno un aumento dei ricavi. I grandi eventi contribuiranno almeno in parte a mitigare gli effetti dell’impatto della crisi della guerra in Ucraina sui ricavi e le performance delle imprese del terziario.

I dati confermano la grande attesa delle imprese per questa nuova primavera torinese di ripresa e di rilancio della Città e dell’area metropolitana grazie ai grandi eventi internazionali che a partire dall’Eurovision Song Contest 2022 coinvolgeranno Torino, come il Salone Del Libro, la Riunione dei Ministri degli Esteri del Consiglio D’Europa, la tappa di arrivo del Giro d’Italia e a giugno il Festival dell’Economia.  Le nostre imprese sono pronte a dare il loro massimo contributo con iniziative che coinvolgano il turista e i torinesi a 180 gradi. Grazie a questi eventi Torino deve finalmente ritrovare il suo ruolo sulla scena internazionale e per questo motivo è fondamentale la comunicazione: le date di tutti questi eventi devono essere sulle agende di tutti i cittadini.

Gli eventi che Torino si prepara ad ospitare sono veramente una cartina di tornasole per una città che continua a subire gli effetti della crisi, della crescita dell’inflazione, dell’aumento abnorme dei costi dell’energia e delle forniture alle imprese. Le previsioni per il prossimo trimestre sono in netto miglioramento ma dobbiamo stare molto attenti a non perdere nessuna occasione che possa favorire la ripresa del tessuto economico del torinese.

La guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia hanno e avranno conseguenze economiche pesanti per l’Italia e per l’Europa. Ci siamo chiesti nello specifico quali saranno le conseguenze per il mercato immobiliare e se il mattone possa essere ancora un investimento sicuro in uno scenario così incerto.

Le sanzioni alla Russia colpiscono nell’immediato la capacità di spesa dei ricchi russi, che non possono più effettuare acquisti nè possono più accedere ai propri beni immobili. In che modo tutto questo si ripercuoterà sul mercato?

Sul mercato immobiliare le conseguenze di quanto sta accadendo saranno inferiori rispetto a molti altri settori che probabilmente attraverseranno un periodo di crisi immediato, come quello energivoro ma anche quello del food o del turismo. Se da una parte le sanzioni sono uno strumento per garantire il rispetto della democrazia e della libertà dall’altra avranno su alcuni paesi che le hanno attivate pesanti ripercussioni economiche innescando una crisi economica e una sensibile riduzione del PIL. Il Real Estate risponde invece a logiche di mercato che si basano su cicli medio-lunghi, difficile vedere quindi una ripercussione nel breve termine.

Quali sono gli scenari a breve a lungo termine che si possono immaginare sul mercato immobiliare come conseguenza della guerra russo-ucraina?

È prevedibile un aumento dell’inflazione che potrebbe portare gli italiani a misure e scelte più prudenti, che a loro volta potrebbero ripercuotersi nel settore immobiliare. Però, chi dispone di medie/grosse somme, potrebbe invece optare per la scelta opposta: decidere cioè di investire in un bene rifugio (come appunto la casa) evitando la troppa liquidità o investimenti più rischiosi e più volubili. Oltre alla crescita dell’inflazione, un’altra conseguenza della guerra potrebbe essere l’aumento dei tassi dei mutui, che potrebbero quindi diventare di più difficile accesso. Potremmo quindi dire che c’è la possibilità di un rallentamento del mercato, ma è ancora troppo presto per stabilirlo.

Quali i riflessi della guerra in Ucraina sui vari segmenti immobiliari (residenziale, logistica, ricettivo)?

Come dicevo il mercato residenziale dovrà fare i conti con inflazione e probabile innalzamento dei tassi sui mutui, che potrebbero rallentare il mercato e rendere gli acquirenti più cauti. Dall’altro lato potrebbero essere in tanti coloro che decideranno di “rifugiare” i propri risparmi in un investimento che da sempre per gli italiani è considerato sicuro, ovvero quello della casa. La logistica è il settore che più è cresciuto durante la pandemia, difficile dire se subirà uno scossone da questa guerra, al momento non vi sono elementi per pensare possa esserci. Per quanto riguarda il ricettivo, settore già in crisi dopo due anni di pandemia, vi saranno conseguenze negative soprattutto date dalla mancanza del turismo russo che, in certe zone d’Italia, era fortemente presente.

Quali i riflessi sulle compravendite immobiliari (con particolare riferimento al residenziale)? A livello di prezzi e a livello di tassi sui mutui?

Ci aspettiamo un innalzamento dei prezzi dovuto al fenomeno inflattivo che sta interessando tutti i settori dell’economia, nonché un probabile innalzamento dei tassi dei mutui.  Su quest’ultimo aspetto il nostro osservatorio ha già registrato su operazioni di finanziamento in corso di strutturazione da parte di investitori istituzionali, un incremento dei tassi e dei costi delle operazioni di finanziamento. Le operazioni di investimento da parte degli operatori internazionali, almeno quelle in corso, al momento sono state tutte confermate e senza particolari ricadute. Dobbiamo però precisare che il mercato dei capitali è molto veloce nei cambiamenti e, pertanto, mutazioni di politiche di investimento potrebbero esserci da un giorno all’altro senza che queste siano accompagnate da particolari anticipazioni.

Il segmento del real estate di lusso sarà particolarmente colpito?

I russi sono tra gli high spender più interessati al lusso italiano. Sicuramente ci sarà una diminuzione sia per quanto riguarda il residenziale sia il retail, ma al momento è impossibile calcolarne l’impatto. Tra i settori del lusso più colpiti ad oggi, dopo una forte ripresa della domanda negli ultimi due o tre anni, è quello dei posti barca per giga yacht sulle coste della Liguria e del Tirreno e dei relativi immobili di lusso per gli stessi armatori e/o per i loro equipaggi. Le recenti misure restrittive, i sequestri operati nei porti di Sanremo e di Imperia di giga yacht, porteranno gli armatori ad abbandonare i nostri “marina” a vantaggio di altre strutture nel mondo che saranno considerate più sicure come ad esempio, per il mediterraneo, la Turchia. La stessa cosa si registrerà nel settore degli immobili di lusso come ville e/o hotel di lusso in località turistiche esclusive, che potrebbero registrare una riduzione della domanda internazionale soprattutto da parte degli investitori russi e cinesi.

Quali i riflessi sul valore dell’immobiliare nuovo ed esistente?

L’aumento dei prezzi dovuto all’inflazione avrà nell’immediato ripercussioni più sul nuovo che non sull’esistente, ma nel tempo colpirà entrambi i segmenti. Potrebbe quindi nel breve- medio termine calare la domanda sul nuovo in favore di un usato più economico soprattutto se quest’ultimo è stato oggetto di ristrutturazione in chiave energetica e sismica (Superbonus). Vedo a breve una ricaduta negativa nel settore degli investimenti e dello sviluppo immobiliare (green field) a causa dell’innalzamento dei costi delle materie prime e dei materiali per l’edilizia che comporterà un incremento dei costi di costruzione degli immobili di nuova costruzione. Questo porterà a rivedere i budget e quindi i business plan delle operazioni di sviluppo che in alcuni casi potrebbero entrare in crisi per il venire meno delle condizioni di sostenibilità e di profittabilità dell’operazione. Il fenomeno, già presente sul mercato da alcuni mesi, è stato enfatizzato dalle misure restrittive messe in campo con l’esplosione del conflitto Russia Ucraina, e potrà comportare il default di quelle operazioni di sviluppo di nuove costruzioni acquisite più recentemente a valori che si posizionavano sulla forbice piu’ elevata dei prezzi e/o con una leva finanziaria troppo spinta.

L’investimento immobiliare può essere considerato un rifugio in una situazione come questa?

Assolutamente si. Le guerre portano sempre periodi di volatilità economica e di incertezza, la casa in questo senso è proprio visto come il bene rifugio per eccellenza. È ragionevole aspettarsi una domanda interna sostenuta dalla necessità di allocare parte dei cospicui risparmi di quegli italiani non colpiti da processi di impoverimento determinati dalla pandemia.

Dalle ristrutturazioni edilizie al risparmio energetico, ecco i benefici dedicati agli interventi sugli immobili

Molteplici i bonus casa 2021. Chi vuole effettuare interventi sul proprio immobile può beneficiare di importanti agevolazioni, alcune delle quali in scadenza. Dalle ristrutturazioni edilizie al risparmio energetico, vediamo quali sono i benefici e come usufruirne.

Bonus ristrutturazione casa 2021

Fino al 31 dicembre 2021 il bonus ristrutturazioni consiste in una detrazione pari al 50% e il limite massimo di spesa è di 96.000 euro. La detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Ecobonus 2021 casa

L’ecobonus 2021 è una detrazione che può essere richiesta per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2021. Per la maggior parte degli interventi la detrazione è pari al 65%, per altri interventi spetta nella misura del 50%. Nello specifico, l’agevolazione consiste in una detrazione dall’Irpef o dall’Ires ed è concessa quando vengono eseguiti interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti, come riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento, miglioramento termico dell’edificio, installazione di pannelli solari e sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale. Ma non solo. La detrazione, infatti, spetta che per l’acquisto e la posa in opera di schermature solari; l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili; l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento, produzione di acqua calda o climatizzazione delle unità abitative; l’acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti; l’acquisto di generatori d’aria calda a condensazione; la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con apparecchi ibridi costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione.

Superbonus 110, alcune indicazioni dell’Agenzia delle Entrate

Con il superbonus 110 è stata elevata al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2022, per determinati interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. Ulteriori sei mesi di tempo, fino al 31 dicembre 2022, per le spese sostenute per lavori condominiali o realizzati sulle parti comuni di edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate, posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche se, al 30 giugno 2022, è stato realizzato almeno il 60% dell’intervento complessivo. La detrazione deve essere ripartita tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo e per le spese sostenute nel 2022 in quattro quote annuali di pari importo, entro i limiti di capienza dell’imposta annua derivante dalla dichiarazione dei redditi.

Bonus facciate 2021, come funziona

Il bonus facciate 2021 consiste in una detrazione d’imposta del 90% per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti, di qualsiasi categoria catastale, compresi gli immobili strumentali. Sono ammessi al beneficio solo gli interventi sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi, compresi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna. La detrazione è riconosciuta nella misura del 90% delle spese documentate, sostenute nel 2020 e nel 2021, ed effettuate tramite bonifico bancario o postale. Deve inoltre essere ripartita in 10 quote annuali costanti e di pari importo. 

Bonus mobili 2021, i requisiti

E’ possibile beneficiare della detrazione nel caso si acquistino mobili ed elettrodomestici nuovi nel 2021 e si siano realizzati interventi di ristrutturazione edilizia a partire dal 1° gennaio 2020. Il bonus mobili ed elettrodomestici consiste in una detrazione Irpef per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A o superiore per i forni e lavasciuga) destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. La detrazione deve essere calcolata su un importo massimo di 10.000 euro, comprensivo delle eventuali spese di trasporto e montaggio, e deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Per il 2021 il tetto di spesa su cui calcolare la detrazione è stato elevato a 16.000 euro.

Bonus verde 2021, come funziona

Il bonus verde 2021 è una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute nel 2020 e nel 2021 per interventi di sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi
realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili. La detrazione deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo e deve essere calcolata su un importo massimo di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo, comprensivo delle eventuali spese di progettazione e manutenzione connesse all’esecuzione degli interventi.

Sismabonus, le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate

Per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 spetta una detrazione del 50% da calcolare su un ammontare massimo di 96.000 euro per unità immobiliare (per ciascun anno) che deve essere ripartita in cinque quote annuali di pari importo. La detrazione è più elevata (70 o 80%) quando dalla realizzazione degli interventi si ottiene una riduzione del rischio sismico di 1 o 2 classi e quando i lavori sono stati realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali (80 o 85%). Chi acquista un immobile in un edificio demolito e ricostruito nei Comuni in zone classificate a “rischio sismico 1” può detrarre dalle imposte una parte consistente del prezzo di acquisto (75 o 85%, fino a un massimo di 96.000 euro). Si tratta di una detrazione riservata ai contribuenti che eseguono interventi per l’adozione di misure antisismiche sugli edifici.

Investire nel settore residenziale offre rendimenti da locazione sempre più promettenti, attestandosi al livello record dell’8,1% nel terzo trimestre del 2021. Secondo alcuni studi, il tasso di redditività ottenuta dai proprietari di abitazioni è in rialzo di 0,1 punti percentuali sul trimestre precedente e di 0,5 punti su base annua. È il valore più alto dall’inizio sia delle serie trimestrali, inaugurate nel primo quarter del 2015.

Secondo lo studio di un portale immobiliare leader per sviluppo tecnologico in Italia, che mette in relazione i prezzi di vendita e di locazione di diversi prodotti immobiliari per calcolare la loro redditività lorda*, i locali commerciali (negozi) si confermano il prodotto immobiliare più profittevole, con rendimento dell’11,6% (come tre mesi fa). Alle loro spalle crescono gli uffici, che stanno vivendo una profonda trasformazione per via la pandemia, che vedono salire i loro rendimenti fino al 9,3%, mentre i box sono stabili al 6,9%.

 
Rendimenti nel residenziale

Tra i capoluoghi italiani, Biella è il più redditizio con un indice pari al 10,2%. Seguono Novara (9,3%), Ragusa (9,1%) e Siracusa (9%). Di contro, i rendimenti più bassi sono quelli ottenuti dai proprietari di case in affitto a Siena (4,3%), Firenze (4,5%) e Salerno (4,6%). A Milano la redditività lorda tocca il 5,5%, Roma si attesta al 5,7%.

Rendimenti dei locali commerciali (no capannoni)

I locali commerciali sono il prodotto che ha la massima redditività in quasi tutti i capoluoghi.
I rendimenti più elevati si ottengono a Milano e Ferrara (entrambe con il 16,7%). Seguono i ritorni di Asti (14,9%), Messina (14,7%), Genova e Napoli, entrambe con un tasso di rendimento del 14%. Anche a Roma i negozi sono capaci di garantire agli investitori ritorni sopra la media
di mercato, fino al 12,3%. Trentatré (33) invece le città che offrono ritorni sotto la media.
Tra queste Matera (6,5%) è il capoluogo dove la redditività degli immobili commerciali è inferiore, preceduta da Caserta (8,3%), Trapani (8,7%), e Imperia (8,9%).

Rendimenti degli uffici

Il repricing degli immobili a uso ufficio accusato in questi mesi ha fatto salire i rendimenti che continuano a essere tra più proficui per i proprietari, toccando i massimi a Terni (14,9%), Ancona (9,9%), Lecco (9,5%), Perugia (9,4%) e Cagliari (9%).

Tra i grandi mercati, Roma (8,5%) precede Napoli (8,2%). Milano si ferma al 7,7%.

Sul lato opposto le peggiori performance trimestrali riguardano Salerno e Caserta, ferme rispettivamente al 5,9% e al 6%. Il mercato degli uffici non è uniforme come quello di altri prodotti, il che rende impossibile ottenere dati statistici su oltre la metà dei capoluoghi italiani.
 

Rendimento dei box   

I rendimenti medi annui dei box restano i più bassi per gli investitori, stabili nel terzo trimestre.

In questo caso sono Roma e Bologna a offrire le migliori prospettive di rendimento, la prima con un 6,9%, la seconda con il 6,2%. Milano e Monza, si fermano al 6%, mentre Genova (4,6%) è la città con il ritorno più basso. Il capoluogo ligure precede Napoli (5,1%) e Bologna (5,5%).  Anche in questo caso, comunque, il ritorno sarebbe ben più alto di quello dei Btp a 10 anni.

L’ultimo rapporto sui prezzi delle case di idealista, il portale immobiliare leader per sviluppo tecnologico in Italia, fotografa un incremento dei valori pari all’1,4% durante i mesi primaverili, quelli segnati dal Coronavirus. Il prezzo medio richiesto per l’usato ora è di 1.722 euro al metro quadro a livello nazionale. Considerando la variazione annuale, il calo si attesta allo 0,8%.

Per Vincenzo De Tommaso, Responsabile Ufficio Studi di idealista: “l’andamendo dei prezzi è in parte attribuibile a un livello molto più basso di proprietà immesse sul mercato nel corso degli ultimi tre mesi. Col Paese in piena chiusura abbiamo visto parte dell’offerta ritirarsi dal mercato e parte del prodotto in vendita andare verso l’affitto. Dal 4 maggio i potenziali acquirenti si sono riaffacciati sul mercato con un approccio attendista orientato alla negoziazione. Tutto fa pensare a un periodo di transizione, con compravendite a rilento, verso una nuova fase che probabilmente vedrà un aumento dello stock disponibile e un calo dei prezzi nella seconda parte dell’anno, con il previsto peggioramento della situazione economica nazionale”.

Regioni A dispetto della pandemia i prezzi sono aumentati in 17 delle 20 regioni italiane. Il Veneto (2,6%), guida gli incrementi davanti a Lombardia (2,5%) e il Trentino-Alto Adige (2,4%). Crescita sopra la media del periodo anche in Basilicata (2%), mentre l’Abruzzo (1,4%) segna rivalutazioni in linea con la media del Paese; incrementi più deboli per altre 15 regioni, dall’1,2% della Campania allo 0,2% di Lazio, Liguria e Piemonte. All’opposto le regioni in calo sono Puglia (-0,3%), Sardegna (-0,4%), Molise (-1,9%) e Valle d’Aosta (-2,5%).

Liguria (2.482 euro/m²), Trentino-Alto Adige (2.445 euro/m²) e Valle d’Aosta (2.437 euro/m²) si confermano le regioni più care. Dal lato opposto quelle più economiche sono invece Sicilia (1.066 euro/m²), Molise (916 euro/m²) e Calabria (908 euro/m²).

Province
Rispetto all’ultimo trimestre crescono sensibilmente anche le province in terreno positivo che sono ora il 70% del totale contro il 44% del trimestre scorso; 49 mercati segnano variazioni contenute tra il -1% e l’1%; fluttuazioni in risalita soprattutto agli estremi dove la provincia di Milano (5,2%) segna la performance migliore, seguita da Brescia (4,8%) ed Enna (4,6%). All’opposto i maggiori ribassi spettano a Sondrio (-5%), Isernia (-5,9%) e Belluno (-8,8%).

Il ranking delle province più care è guidato da Bolzano (3.626 euro/m²), Savona (3.045 euro/m²) e Firenze (2.836 euro/m²). Nella parte bassa del ranking troviamo Caltanissetta (724 euro/m²), Isernia (722 euro/m²) e Biella, fanalino di coda con 649 euro al metro quadro.

Città
A livello di capoluogo l’indice generale dei prezzi segna un’importante tendenza positiva con recuperi nella maggior parte dei mercati cittadini, 67% del totale di 110 capoluoghi monitorati.

Milano (7,1%) traina il mercato mentre alle sue spalle si segnalano i rimbalzi più significativi sono quelli di Monza (5,2%) e Siracusa (5,1%). Le variazioni negative più marcate del periodo si sono prodotte a Foggia (-4,1%), Agrigento (-5%) e Isernia (-6,6%).

Tra i grandi mercati, Napoli (3,9%), Torino (2,7%) e Roma (0,8%) hanno registrato un andamento positivo nel secondo trimestre. Al contrario si segnalano le negative le performance di Bologna (-0,1 %), Genova (-0,4%) Firenze (-0,6%) Bari (-1,1%) e Palermo (-2,2%).

Venezia rimane la regina dei prezzi di vendita della penisola con 4.485 euro al metro quadro, davanti a Firenze (3.958 euro/m²), mentre Milano sale a 3.903 euro al metro quadro. Nella parte bassa del ranking Biella (721 euro/m²) è la piazza con i prezzi delle case più bassi d’Italia davanti a Caltanissetta (781 euro/m²) e Ragusa (826 euro/m²).

OGNI VOLTA CHE UN OSTACOLO TI SEMBRA INSORMONTABILE, GIRATI A GUARDARE TUTTO QUELLO CHE HAI SUPERATO E NON TEMERE I MOMENTI DIFFICILI… IL MEGLIO ARRIVA PROPRIO DA LI’.

LA DIFFERENZA LA FA LA VOGLIA… SEMPRE !

PERCHE’ LA VITA INIZIA DOVE FINISCE LA PAURA E POI, UN BEL GIORNO, L’ARIA PROFUMA DI POSSIBILE ED INIZI A CAMMINARE SENZA GUARDARTI INDIETRO, RICORDANDO CHE…

” NON POSSIAMO DIRIGERE IL VENTO… MA POSSIAMO ORIENTARE LE VELE “

Malandrino Marco

Entrare in una casa e sentirsi immediatamente al posto giusto. È una sensazione che può capitare di provare quando si gira di via in via alla ricerca del nostro nuovo appartamento. E da qualche anno c’è una professione che rende questa sensazione il suo obiettivo finale. Si tratta, in realtà, di una vera e propria arte: l’home staging.

Home stager, dove nasce e cosa fa

Nata negli Stati Uniti a metà degli anni Ottanta, la figura dell’home stager è sbarcata in Italia solo recentemente. Al mercato immobiliare, caratterizzato da un drastico calo dei prezzi e delle compravendite, serviva una sferzata di energia e di novità. E così ecco arrivare questa nuova figura professionale, che ha il compito di individuare i punti deboli di un appartamento e di valorizzarne i punti di forza.

Secondo il sito HomePhilosophy le caratteristiche che deve avere l’home stager sono almeno quattro:

  • La passione per la casa, ovviamente. L’home stager deve essere capace di preparare una casa in modo da venderla o affittarla nel minor tempo possibile. Per questo servono gusto per l’arredamento e cura dei dettagli;
  • Conoscenza del mercato immobiliare. Una delle cause dello sviluppo dell’home staging è la crisi che ha colpito il settore immobiliare negli ultimi anni. Ecco perché, per l’home stager, è fondamentale conoscere le dinamiche del settore e tenersi aggiornato sulle tendenze di compravendite e locazioni;
  • Competenze tecniche. Saper arredare una casa, saper abbinare con gusto tessuti e colori. Ma anche saperci fare con la fotografia d’interni. Per svolgere al meglio il proprio lavoro, l’home stager deve saper valorizzare il tutto con la fotografia;
  • Conoscere l’Ikea come le proprie tasche. Ebbene sì, non c’è posto migliore per un home stager. Idee a volontà e prezzi accessibili anche per budget ridotti: l’Ikea è un grande alleato per chi vuole buttarsi in questo mestiere.